La seduta deve essere svolta in un luogo riservato, nel quale i rumori dell'esterno arrivino attutiti o siano assenti del tutto, in un locale non troppo riscaldato, con una illuminazione molto bassa, con porte e finestre chiuse.
È opportuno che nella stanza non vi siano oggetti pericolosi, quali per esempio forbici o coltelli. Secondo le teorie degli spiritisti, il medium, oltre a essere dotato di poteri medianici, deve essere un individuo carismatico, godere della stima dei partecipanti, avere una lunga esperienza di sedute spiritiche e infine manifestare coraggio e prontezza nel caso si verificassero situazioni spiacevoli (crisi di panico tra i partecipanti, materializzazioni ecc.).
La seduta spiritica da sempre è stata vista come una pratica misteriosa, proibita e affrontata dai coraggiosi che non temono di affrontare spiriti e fantasmi di ogni era.
Occorre abbandonare molti luoghi comuni che accompagnano il concetto di seduta spiritica perché si tratta di una pratica seria che non può essere presa con leggerezza. Non si possono fare sedute spiritiche per gioco o per sfida perché l’inesperto non sa in cosa andrà in contro.
A cosa serve e come si fa una Seduta Spiritica?
Solitamente la seduta spiritica viene svolta per mettersi in
contatto con gli spiriti e per porgli delle domande.Perchè occorre protezione?
Occorre la protezione perché le entità che si incontrano sono di solito dei primi livelli quelli più vicini alla nostra dimensione. Sono spiriti densi non purificati, portatori di negatività che possono creare problemi a chi li va a risvegliare. La storia è piena di fatti che narrano di persone hanno fatto sedute “fai da te” e si sono trovate, in seguito ad avere problemi di piccola o di grande entità. Ci sono persone che addirittura si sono suicidate a seguito di una seduta spiritica. Ciò ci insegna che non si devono aprire porte se non sappiamo dove si va a finire perché si rischia di avere problemi e inconvenienti anche gravi.Casi famosi (fonte Wikipedia)
Durante il sequestro di Aldo Moro, Romano Prodi, Mario Baldassarri e Alberto Clò ottennero delle indicazioni sul luogo dove probabilmente potesse trovarsi Moro. I tre economisti sostennero che durante una presunta seduta spiritica effettuata il 2 aprile 1978 il "piattino" avrebbe formato le parole Viterbo, Bolsena e Gradoli, quest'ultima ("Gradoli") coincideva con il nome della strada in cui si trovava un covo impiegato dal brigatista Mario Moretti, che aveva guidato l'operazione in via Fani (ma in cui Moro non era stato tenuto prigioniero).